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Gli operai impiegati nelle fulloniche romane seguivano un rigoroso processo di lavorazione diviso in fasi (la pigiatura, la cardatura, la solforazione e l’asciugatura), ben rappresentate in un noto affresco di Pompei. L’attività più curiosa è certamente quella svolta dai fullones che pressavano con i piedi le stoffe (saltus fullonicus), all’interno di piccoli bacini delimitati da muretti, per sgrassarle e impregnarle di sostanze chimiche naturali, fra cui l’urina. Secondo alcuni studiosi la produzione e il commercio dei tessuti di Florentia era nelle mani di esperti artigiani greco-asiatici, che vivevano in un borgo in prossimità dell’Arno.